La poliradicoloneurite acuta canina (ACP) è una neuropatia periferica ad insorgenza acuta/iperacuta caratterizzata da tetra paresi (paralisi parziale dei quattro arti) e successivamente da tetraplegia (paralisi completa dei quattro arti) flaccida.
Questa malattia è stata inizialmente descritta nel Nord America in alcuni cani destinati alla caccia al procione e da lì, è stata anche chiamata “paralisi del cane da caccia al procione”. Si pensava infatti che fosse proprio la saliva del procione, attraverso il morso a determinare l’insorgenza di tale patologia.
In realtà il fatto di avere osservato cani morsi da procioni che non si siano poi ammalati e viceversa, cani affetti da ACP in zone dove non è naturalmente presente questa specie, ha fatto supporre che siano coinvolti altri fattori nello sviluppo di questa neuropatia.
Il meccanismo secondo cui si instaura il processo morboso (patogenesi) non è al momento noto anche se il più probabile sembra essere di tipo autoimmune. Cioè per la manifestazione di questa malattia devono verificarsi due condizioni: da un lato ci deve essere l’esposizione di un antigene specifico che può avere diverse origini (e non essere necessariamente la saliva del procione); dall’altro la presenza di un’alterazione del sistema immunitario del paziente che non è più in grado di riconoscere come proprie alcune sue parti (nello specifico dell’ACP è la mielina) e produce verso esse autoanticorpi.

Poliradicoloneurite – Analogie in medicina umana

Lo stesso processo è alla base della Sindrome di Guillain-Barrè (GBS) nell’uomo, considerata un po’ l’equivalente umano, attualmente è la causa più frequente di paralisi totale nell’uomo.

Poliradicoloneurite – I sintomi
Nella ACP il cane inizia a manifestare debolezza generalizzata (intolleranza all’esercizio fisico).
Solitamente sono colpiti prima gli arti posteriori e poi, con progressione ascendente, anche gli arti anteriori sebbene siano stati descritti casi in cui si è manifestata un’insorgenza inversa.
Spesso il primo sintomo riscontrato dai proprietari, ancor prima della debolezza muscolare, è il cambiamento della voce che può portare anche all’afonia.
Generalmente la malattia progredisce in 5-10 giorni ; il grado di progressione può essere molto diverso da soggetto a soggetto. Alcuni cani diventano tetraplegici pur mantenendo piccoli movimenti volontari degli arti per tutta la durata della patologia, altri sono colpiti da tetraplegia flaccida che costringe il paziente al decubito laterale con una grave ipotonia generalizzata accompagnata a volte anche dall’incapacità nel sollevare la testa.
Nei casi più gravi ci può essere compromissione respiratoria conseguente alla paralisi dei muscoli intercostali e del diaframma che può portare a morte il cane.
La maggior parte dei cani è vigile durante tutta la progressione della malattia, ma frequentemente non riescono ad alimentarsi e a bere da soli così come a urinare e defecare spontaneamente. Altro aspetto particolare che si riscontra abbastanza comunemente nei cani colpiti è un evidente fastidio alla manipolazione delle estremità degli arti, soprattutto nelle fasi iniziali.
Poliradicoloneurite – Le fasi e la progressione
-Prima fase acuta e progressiva: durante la prima fase iniziale si ha un rapido peggioramento dei sintomi.
-Seconda fase stazionaria: il peggioramento si interrompe e rimane stabile. Questo periodo può durare da 2-3 settimane ad alcuni mesi.
-Terza fase di miglioramento: in questa fase si osservano movimenti spontanei di uno o più arti
L’ACP dopo la fase di progressione, raggiunge un certo grado di stabilità che può durare 2-3 settimane fino anche a 6 mesi. Più la paresi/paralisi sono grave maggiore è il tempo necessario al recupero.
Poliradicoloneurite – Diagnosi
Non esistono procedure elettive che permettano di ottenere una diagnosi definitiva di ACP. Bisogna integrare un’approfondita anamnesi ad esami neurologici, esame del liquor più eventuali biopsie muscolari per escludere le altre possibili cause di neuropatia (come botulismo, patologie da morso da zecca, miastenia gratis fulminante).
Poliradicoloneurite – Terapia
Ad oggi non c’è alcun trattamento farmacologico efficace per la poliradicoloneurite acuta canina.
Nella Sindrome di Guillain-Barrè dell’uomo si somministrano precocemente alte dosi di immunoglobuline umane endovena. Questo sembra essere in grado di velocizzare i tempi di recupero riducendo la gravità della malattia. Non esiste invece alcuna valenza specifica nella somministrazione di corticosteroidi perché non è stata dimostrata una loro efficacia nel migliorare o accorciare il decorso della patologia. Addirittura nell’uomo sono fortemente sconsigliati perché implicati in un calo della sopravvivenza.
A meno che il cane non mostri segni di una funzionalità respiratoria compromessa, nel qual caso necessita di ricovero in strutture veterinarie adeguate per essere sottoposto a ventilazione assistita, è consigliabile il ricovero presso un centro specializzato in fisioterapia.
Poliradicoloneurite – Fisioterapia
Fondamentale in questa patologia è il ruolo svolto dalla fisioterapia che consente all’animale di mantenere la mobilità articolare e di contrastare l’atrofia neurogena che si instaura molto precocemente.
Inizialmente sono praticati esercizi passivi: è il veterinario fisioterapista che fa compiere al cane movimenti senza che ci sia una contrazione muscolare volontaria del paziente.
Questi tipi di esercizi sono indicati con la sigla PROM (ossia Passive Range of Motion) e prevedono il movimento di un’articolazione per tutta la sua possibile escursione. Se si applica una forza che va oltre la fisiologica escursione articolare, senza ovviamente superarne i limiti, allora si parla di stretching.
Questi esercizi sono molto utili a ridurre la rigidità articolare, allungare i tessuti molli e rinforzare i tendini, i muscoli e i legamenti. Prima di iniziare qualsiasi esercizio, però, è necessario compiere un breve massaggio dell’arto interessato per predisporre i tessuti all’attività. Un ultimo, ma non meno importante, esercizio passivo consiste nella stimolazione del riflesso flessorio. Questo riflesso viene evocato negli arti anteriori e posteriori “pizzicando” tra un dito e l’altro e permette di stimolare una contrazione muscolare involontaria molto utile per contrastare l’atrofia muscolare.
Sempre per stimolare ed aumentare la forza e la resistenza muscolare è fondamentale aiutare il cane a mantenere la stazione eretta. Questo lo si fa con l’ausilio di speciali sospensori , con carrelli e con physioroll. Queste ultime sono apposite palle gonfiabili con un incavo al centro che dovrà accogliere perfettamente il torace del cane consentendo così un parziale e controllato carico del peso degli arti.

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Di grande aiuto per questi cani è l’idroterapia. Sfruttando infatti il principio di galleggiabilità anche i soggetti che non sono in grado di mantenersi in piedi possono eseguire attività fisica assistita.

Sarà l’operatore a muovere gli arti in acqua mantenendo così mobilità articolare, prevenendo contratture muscolari e favorendone la tonicità. Quest’attività può essere svolta nell’underwater treadmill o in piscina. Nel primo caso si controlla maglio l’escursione articolare favorendone la massima estensione e flessione e si sfrutta anche l’impatto sul tappeto come importante stimolo propriocettivo.

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Si consiglia il ricovero in centro fisioterapico sia perché l’iter può essere molto faticoso per il proprietario (soprattutto in cani di taglia grande) sia perché prevede più sessioni di fisioterapia al giorno.

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La terapia prevede una nursing-care costante atta a prevenire la formazione di piaghe da decubito, con cambio frequente del decubito e con l’utilizzo di materassi ad acqua.
Questi cani sono quasi sempre in grado di urinare e defecare spontaneamente se tenuti in stazione quadrupedale. Molto spesso invece possono non essere in grado di alimentarsi autonomamente, vanno quindi aiutati.
Poliradicoloneurite – Prognosi
La prognosi è quasi sempre favorevole se il cane supera la prima fase in cui, se colpiti i muscoli respiratori, ci può essere la morte del cane.
Il recupero è purtroppo molto lungo poiché l’atrofia muscolare, che si sviluppa rapidamente, è veramente imponente.
La maggior parte dei cani recupera quasi completamente, solo nei casi di tetraplegia più gravi possono permanere deficit motori.
Questa malattia non porta allo sviluppo di un’immunità perciò cani che si sono ammalati una volta possono ammalarsi nuovamente.
Poliradicoloneurite – La storia di Shanti
Abbiamo seguito moltissimi casi di poliradicoloneurite e con ottimi risultati.
Avendo un decorso molto lungo può risultare molto frustrante per i proprietari, a tale scopo pubblichiamo la storia di Shanti così come l’hanno vissuta i loro proprietari.

Siamo le proprietarie di Shanti, una meticcia di 12 anni, taglia media , pelo corto nero con zampine focate, un delizioso musetto da cane furbo e intelligente e una coda in costante movimento.
Ad aprile del 2013, improvvisamente e in soli due giorni è rimasta totalmente paralizzata.
In rapidissima progressione ha perduto l’uso delle zampe posteriori e anteriori, dei muscoli del collo, della coda e infine la voce. E’ rimasta così, immobile, adagiata su un fianco, guardandoci con i suoi dolci occhi interrogativi e sgomenti.
La neurologa da cui l’abbiamo portata ha diagnosticato una poliradicoloneurite canina :
Un’infiammazione dei nervi periferici che non sono più in grado di ricevere gli impulsi dal sistema nervoso centrale.
La buona notizia era che tale malattia nell’80% dei casi regredisce in un arco di tempo che va da poche settimane a sette mesi.
La cattiva notizia era che non esistono certezze né cure farmacologiche.
L’unica speranza era la fisioterapia. E così, a maggio, siamo arrivate a “Qua la Zampa”, il centro di fisioterapia veterinaria consigliatoci dalla neurologa e dal nostro veterinario.
E’ stato un incontro determinante, non solo per Shanti ma anche per noi. Non eravamo più sole!
Lo staff di Qua la Zampa e in particolare la responsabile del centro, la D.ssa Francesca Bussi, ci sono state vicino con la loro competenza ma anche con una grande umanità e un grande amore per gli animali.
Shanti frequentava il centro 5 giorni alla settimana in day hospital, alternando diverse tipologie di esercizi alcuni dei quali continuavamo a farle anche a casa.
Ma gli esercizi più importanti, quelli risolutivi per la guarigione, sono stati quelli in acqu , sul tapis roulant.
Anche quando era ancora completamente inerte veniva imbracata e messa in acqua con due medici che le muovevano le zampe, tutti i giorni, per tre mesi fino a quando, un giorno, Shanti ha mosso una zampina da sola! Da quel momento è stato un crescendo di conquiste: le zampe posteriori, il collo, la coda…e poi…..ad agosto, ha camminato da sola sul tapis roulant!!!!
Adesso cammina, corre, cattura le talpe, insomma, è tornata a fare il cane felice che riempie di gioia le nostre giornate ma la portiamo egualmente una volta alla settimana a “Qua la Zampa” per fare gli esercizi sul tapis roulant in acqua e mantenere efficienti le articolazioni e la muscolatura.
Quando la guardiamo muoversi e correre ci sembra ancora un miracolo e ci sentiamo piene di gratitudine per la cura e l’amore da cui è stata circondata a Qua la zampa!
Grazie di cuore a tutto lo staff !!! Grazie alla D.ssa Bussi per la professionalità, l’abnegazione e la forza con cui ci hanno aiutato. E’ stata davvero una gran bella avventura!
Enrica e Raffaella

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