Cauda equina – Cos’è?

La cauda equina, così chiamata perché ricorda nel suo aspetto la coda di un cavallo, è una struttura anatomica che comprende l’insieme delle radici ventrali e dorsali dei nervi spinali, protetta dal canale vertebrale lombosacrale.

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I nervi contenuti in questa struttura sono:

  • n. sciatico → origina L6-L7 e S1 e provvede all’innervazione motrice dei muscoli scheletrici dell’anca e del ginocchio; raccoglie stimoli sensoriali provenienti da tutte le parti distali dell’arto posteriore, esclusa la parte mediale
  • n. pudendo → origina S1-S2-S3 e provvede all’innervazione motrice dello sfintere anale esterno; raccoglie gli stimoli sensoriali del prepuzio, perineo, vulva, scroto
  • n. pelvico → origina da S1-S2 e consente l’innervazione motoria per la muscolatura liscia di vescica e retto
  • n. caudale → origina dalle radici caudali che sono coinvolte nell’innervazione motoria e sensitiva della coda.

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Sindrome della cauda equina – Cos’è?

La Sindrome della cauda equina o Stenosi degenerativa lombosacrale è un disordine neurologico che produce a livello della giunzione lombosacrale, già fisiologicamente depresso dorso-ventralmente, un ulteriore ed eccessivo restringimento del canale vertebrale; ciò determina la compressione delle radici nervose lombosacrali della cauda equina e della relativa vascolarizzazione. La localizzazione anatomica è maggiormente frequente in corrispondenza dell’ultima vertebra lombare L7 e la prima vertebra sacrale S1, in quanto è la porzione della colonna maggiormente sollecitata durante la corsa e il salto e che quindi tenderà più frequentemente a sviluppare artrosi.

La sindrome si presenta quando avvengono modifiche a livello dei tessuti molli ed ossei, associati a movimento anomalo dell’articolazione lombosacrale, incidendo così sulle radici nervose della cauda equina. Quindi la compressione o stenosi può presentarsi a diversi livelli e può essere causata da diverse patologie che colpiscono i distretti anatomici della zona. Non esiste una causa precisa, ma solitamente si tratta di diversi fattori che insieme causano la patologia, tra cui:

  • la protusione del disco L7-S1, causa più comune;
  • proliferazione dei tessuti molli circostanti in particolare del legamento interarcuato tra L7-S1 e capsule articolari delle faccette articolari L7-S1;
  • proliferazione ossea con formazioni di osteofiti e stenosi foraminale (forami → fori di uscita delle radici nervose) e neoplasie;
  • collasso dello spazio intervertebrale L7-S1 con sublussazione delle faccette articolari dell’articolazione lombosacrale;
  • compressione della circolazione sanguigna diretta ai nervi spinali;
  • anomalie vertebrali congenite;
  • traumi o spostamenti.

 

La zona lombosacrale rappresenta il fulcro degli stimoli sensitivi e motori grazie ai quali il cane riesce a muoversi, alzarsi, camminare, correre, giocare e saltare.

Le forti sollecitazioni esercitate a livello di questa articolazione così importante predispongono alla degenerazione del disco intervertebrale L7-S1, il quale col tempo perde elasticità e capacità di ammortizzare. Ciò comporta un lavoro maggiore delle strutture circostanti, soprattutto dei legamenti e delle capsule articolari. Questa instabilità e la biomeccanica alterata della zona favoriscono proliferazioni ossee con conseguente rigidità articolare, protrusione del disco intervertebrale, compressione della c. equina, infiammazione e dolore.

Può essere presente in due forme:

  • acquisita soprattutto nei cani anziani e nei cani sportivi, che essendo sottoposti continuamente a stress e sollecitazioni a livello articolare sviluppano sovente infiammazioni che causano successive artrosi;
  • congenita, dovuta a malformazioni presenti alla nascita.

 

Sindrome della cauda equina – Chi colpisce?

I cani maggiormente predisposti sono soggetti adulti o anziani, oltre i 6 anni di età, di taglia medio/grande, di sesso maschile. La razza che presenta una maggiore incidenza è il Pastore tedesco gli le altre razze di cane da pastore, poi a seguire i Boxer, Rottweiler, Doberman, Dalmata, Bovaro del Bernese, Labrador, Golden Retriver. Mentre la forma congenita è più frequente nei cani di piccola taglia. Il sovrappeso è un ulteriore fattore predisponente, insieme alle attitudini del cane.

 

Sindrome della cauda equina – Sintomi

I sintomi possono variare a seconda del grado di compressione del midollo.  La sintomatologia maggiormente riscontrabile è il dolore sia alla palpazione della regione lombosacrale che all’iperestensione degli arti posteriori e della coda; solitamente il dolore migliora a caldo e peggiora a freddo. La debolezza del treno posteriore, con rigidità nei movimenti, fatica e riluttanza nel saltare/fare scale/alzarsi, il cane tende ad assumere una posizione antalgica di falsa cifosi e presenta coda flaccida; al proprietario può apparire come pigrizia o stanchezza dell’animale e solitamente viene riferito al veterinario con frasi come “non scodinzola più come una volta”.

 

Sintomi meno frequenti sono la riduzione dei riflessi degli arti posteriori, deficit propriocettivi che vengono percepiti dal proprietario come uno sfregamento delle unghie sul pavimento e un maggiore consumo delle unghie,  atrofia dei muscoli della coscia, zoppia mono o bilaterale, lecca mento insistente di un arto e/o della coda che determina ferite e dermatosi fino; nei casi più gravi può presentare incontinenza urinaria e fecale. Con l’aggravarsi della sintomatologia la prognosi risulta infausta.

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Sindrome della cauda equina – Diagnosi

La diagnosi viene effettuata tramite un accurato esame neurologico, escludendo eventuali altri fattori che possono causare dolorabilità a questo livello. Fino a qualche anno fa veniva effettuata tramite radiografia in bianco o con mezzo di contrasto, con il diffondersi di metodologie diagnostiche avanzate anche in medicina veterinaria al giorno d’oggi vengono utilizzate maggiormente la TAC e la RMN in bianco o con mezzo di contrasto, che forniscono dati e immagini più accurate.

 

Sindrome della cauda equina – Terapia

La terapia della sindrome della cauda equina prevede inizialmente il riposo assoluto per evitare l’aggravarsi della stenosi, l’utilizzo degli antiinfiammatori, ma solo se l’animale non ha libertà di movimento, questo perché la diminuzione del dolore data dal farmaco farebbe muovere l’animale anche oltre alle sue possibilità, causando un peggioramento dell’infiammazione. Se il cane è in sovrappeso dovrebbe essere sottoposto ad una dieta. La chirurgia decompressiva è il trattamento d’elezione per questa patologia, soprattutto se non sono ancora comparsi i sintomi più gravi.

 

Sindrome della cauda equina – Fisioterapia

La fisioterapia è utile sia nella gestione medica che post-operatoria; in entrambi i casi lo scopo principale è eliminare il dolore, contrastare l’atrofia muscolare e mantenere e/o migliorare la mobilità degli arti.

terapia del dolore: è una terapia che prevede l’uso dell’Agopuntura e/o di  macchinari quali Magnetoterapia, Tecarterapia, Laser, TENS (stimolatore elettrico transcutaneo dei nervi);

 

atrofia muscolare e mobilità: per il rafforzamento e la rieducazione muscolare sono utili esercizi passivi di stretching, esercizi attivi assistiti di carico con l’utilizzo di physio-roll e tavolette propriocettive.

Nel momento in cui il cane riesce ad assumere la stazione quadrupedale e a camminare, si lavora sull’equilibrio e sul movimento della colonna con percorsi a difficoltà programmata con variazione di superficie (coni, ostacoli e tavolette propriocettive).

Per aumentare la forza e la resistenza muscolare è fondamentale l’idroterapia mediante l’utilizzo dell’UWT (underwater treadmill), che consiste in un tapis roulant posto all’interno di una vasca. Utile anche per lo stimolo propriocettivo dato dall’impatto col tappeto che scorre, il tapis roulant viene preferito rispetto alla nuotata vera e propria in piscina poiché durante il nuoto viene sollecitata maggiormente la colonna vertebrale, risulta quindi più sicuro il lavoro svolto nel tapis roulant in acqua. La terapia svolta nell’UWT sfrutta la galleggiabilità e permette, variando l’altezza dell’acqua, di far caricare più o meno le articolazioni e di lavorare maggiormente sulla flessione o estensione delle medesime. L’obbiettivo principale del lavoro sul tapis roulant in acqua è la tonificazione dei muscoli, il miglioramento della mobilità articolare; si possono inoltre effettuare all’interno dell’UWT esercizi di carico e per la propriocezione.

Vista la prognosi in caso di aggravamento della sintomatologia si consiglia di portare tempestivamente il cane dal medico veterinario alla comparsa dei primi sintomi.

 

Dottoressa Valentina Di Lucia, Dott.ssa in Tutela e Benessere degli Animali

Dottoressa Alessandra Frandina, Medico Veterinario

 

Bibliografia

  • Bernardini M. “neurologia del cane e del gatto”, Poletto editore, 2004
  • De Lahunta A. “neuroanatomia e neurologia clinica veterinaria”, Elsevier, 2010
  • Millis Darryl L., Levine D. “canine rehabilitation and physical therapy”, Elservier, 2014

 

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